Ritardi diagnostici che arrivano fino a 10 anni e casi ampiamente sottostimati, con 0,76 malate su 1000 donne in età fertile (circa 9mila nuovi casi l'anno), quando le stime epidemiologiche internazionali parlano di una donna su 10 colpita da endometriosi. Inoltre, nel nostro Paese permangono marcate differenze tra le Regioni nell'organizzazione dell'assistenza sanitaria per questa patologia.
    È il quadro che emerge sull'endometriosi in Italia dal nuovo report dell'osservatorio Gimbe 'Endometriosi: evidenze scientifiche e diseguaglianze regionali', diffuso in occasione della Giornata nazionale della salute della donna (22 aprile).
    Il ritardo diagnostico, stimato in Italia tra 7 e 10 anni dall'esordio dei sintomi, è causato dalla variabilità clinica, dell'assenza di test diagnostici specifici e dalle difficoltà di accesso a valutazioni specialistiche. "Un ritardo di tale entità significa anni di dolore, peggioramento della qualità di vita e aumento del rischio di complicanze - sottolinea Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe -. Ridurlo deve diventare una priorità del Servizio Sanitario Nazionale".
    Inoltre, per quanto riguarda l'approvazione formale dei Percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali (Pdta) le reti cliniche regionali, la distribuzione di centri specialistici di riferimento e le modalità di accesso alle prestazioni in esenzione, nelle Regioni italiane si rileva un quadro frammentato. Solo alcune Regioni (tra cui Campania, Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sardegna e Sicilia) dispongono sia di Pdta sia di reti cliniche attive, mentre in molte altre risultano parziali o assenti. Negli ultimi anni diverse Regioni hanno approvato leggi o provvedimenti specifici sull'endometriosi, tra cui Sicilia, Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Puglia, Sardegna, Veneto e Valle d'Aosta.
    Tuttavia, tali iniziative non sempre si traducono in un miglioramento concreto dell'accesso alle cure.
    Un altro nodo critico riguarda l'elenco delle prestazioni diagnostiche in esenzione, che afferisce a un perimetro limitato solo alle fasi avanzate di malattia. Solo alcune Regioni hanno ampliato l'offerta con risorse proprie: estensione dell'esenzione per le forme lievi e supporto psicologico gratuito in Valle d'Aosta; copertura di alcuni farmaci ormonali in Emilia-Romagna; crioconservazione ovocitaria gratuita in condizioni selezionate in Toscana; misure di facilitazione per l'accesso ai farmaci in Sicilia.
   

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