Robert Mitchum nel 1962. Robert De Niro nel 1991. E ora, Javier Bardem. Due decenni dopo aver terrorizzato il pubblico (e vinto l'Oscar) con 'Non è un paese per vecchi' dei fratelli Coen, l'attore spagnolo si cala nei panni di un altro super cattivo con molta storia del cinema alle spalle: Max Cady, il malvagio ex galeotto di 'Cape Fear' ('Il promontorio della paura'), creato dalla penna di John D.
    MacDonald, portato sullo schermo 60 anni fa da J. Lee Thompson e 30 da Martin Scorsese. Per il 2026, lo showrunner Nick Antosca ha creato una serie tv. Dieci episodi, dieci ore di tensione su Apple Tv, con la benedizione di Scorsese e Steven Spielberg come produttori esecutivi.
    "Adoro spaventare il pubblico - dice Bardem all'ANSA -. Adoro questi ruoli. Max è un personaggio straordinario da interpretare, è divertente. Ti dà una grande libertà espressiva, perché è un uomo senza inibizioni che può spingersi in tutte le direzioni. Devi solo sperare che il montaggio sia buono, per non farlo andare completamente fuori controllo".
    Il thriller psicologico, prodotto da Universal Studio Group e dalla Amblin di Spielberg, ruota attorno alla coppia di avvocati Anna (Amy Adams) e Tom Bowden (Patrick Wilson). Vivono la loro confortevole routine borghese a Savannah, in Georgia, in una bella villa circondata da querce drappeggiate di muschio spagnolo. Tutto è perfettamente a fuoco, solo qualche preoccupazione per i figli adolescenti. L'apparenza si sgretola quando Max Cady (Bardem) viene scarcerato: 17 anni prima, lei come difensore e lui come pubblico ministero avevano portato alla sua condanna per l'omicidio della moglie. Ora, un misterioso suicidio lo scagiona. Sfigurato, coperto di tatuaggi, incattivito dal lungo isolamento, l'uomo si insinua nelle loro vite.
    "Una serie ha più tempo per esplorare il passato di quest'uomo che ha perso tutto e che vuole capire cosa sia accaduto quando è stato condannato. Per farlo si prende tutto il tempo necessario, perché non ha più nulla da perdere", riflette Bardem, che non è uno di quelli che si porta il personaggio a casa dopo il lavoro: "Sono un orsacchiotto nella vita!", scherza nell'intervista a Los Angeles. La capacità di uscire dalla pelle perfida eppur affasciante di Cady è stata fondamentale in questo progetto, visto che nel pieno delle riprese di 'Cape Fear' si è dovuto spostare sul set di 'Dune: Part Three': "È il nostro mestiere. Lavoriamo nel reparto della finzione", scherza.
    Anche le dinamiche della famiglia Bowden vengono sviluppate nella serie con respiri più lunghi, segreti più oscuri, distanze più profonde. "Ogni versione ha dato un'immagine del nucleo familiare in sintonia con i tempi - ragiona il creatore Antosca - Negli anni '60, Gregory Peck e Polly Bergen sono una coppia modello. In quella formata da Nick Nolte e Jessica Lange, lei sta a casa mentre lui è un professionista affermato con una mezza scappatella sul lavoro. Anna e Tom hanno entrambi una solida carriera, lei come avvocato e attivista contro gli errori giudiziari, lui 'metteva in carcere i cattivi, ora evita la prigione ai ricconi' (gli rimprovera il figlio). Il nostro Cady viene scagionato: la tensione è data dal fatto che non si sa dove stia la verità. Nessuno la conosce fino in fondo. Questo aspetto mi è sembrato lo stimolo più attuale per raccontare la storia in quest'epoca di 'verità alternativa'", ragiona Antosca.
    La verità sfugge anche tra marito e moglie, tra genitori e figli, tra fratelli. Lo stesso Cady cela non detti che emergono grazie a un nuovo personaggio - interpretato da un elemento del cast del 1991 (non possiamo ancora svelare chi sia).
    "Nascondiamo cose l'una dall'altro e abbiamo un grande segreto in comune", spiega Adams. "Quando siamo sotto pressione affrontiamo i problemi separatamente, non come un'unità. Ci allontaniamo. Questo mi fa più paura di Max. In fondo lui terrorizza senza fare nulla: sono loro a mettersi uno contro l'altro. Nel 2026 facciamo tutti i conti con l'isolamento a cui ci espongono il telefono, i social media...". "Le difficoltà di coppia e quelle con i figli che cercano il loro cammino diventano centrali nella serie, perché sono aspetti nei quali ci possiamo identificare", concorda Wilson.
   

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